"La Musica Italiana delle 7 Note"

I nomi delle sette note musicali (Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si) hanno un’origine affascinante e sono legati a un inno latino dedicato a San Giovanni Battista.

Il monaco benedettino Guido d’Arezzo (circa 991-1050), uno dei più importanti teorici musicali del Medioevo, è colui a creare questo sistema intorno all’ XI secolo per facilitare l’apprendimento e la memorizzazione dei canti.

 Prima del X secolo: La musica, in particolare il canto gregoriano, viene tramandata principalmente a memoria. I primi tentativi di scrittura musicale, chiamati neumi, indicano solo l’andamento melodico (salita o discesa) senza specificare l’altezza esatta dei suoni.

Guido d’Arezzo (XI secolo): Considerato il padre della notazione musicale moderna, introduce delle importanti innovazioni.

Tetragramma: l’invenzione della rigo musicale di quattro linee, che permette di definire con precisione l’altezza delle note.

 Solmisazione: sviluppa un sistema per dare un nome ai suoni, basato sulle prime sillabe di un inno latino dedicato a San Giovanni Battista (Ut queant laxis), facilitando l’apprendimento e la lettura a prima vista del canto. "Ut queant laxis" o "Hymnus in Ioannem". È un inno gregoriano tradizionalmente attribuito a Paolo Diacono (VIII secolo).

 

Guido d’Arezzo prende le sillabe iniziali dei primi sei emistichi (mezzi versi) della prima strofa dell’inno "Ut queant laxis" di Paolo Diacono:

  1.  Ut queant laxis
  2. Resonare fibris
  3. Mira gestorum
  4. Famuli tuorum
  5. Solve polluti
  6. Labii reatum
  7. Sancte Iohannes

Da qui derivarono i nomi:

  1.  Ut (che in seguito, nel XVII secolo, venne sostituito con Do, probabilmente per una migliore pronuncia o dalle iniziali del musicologo Giovanni Battista Doni, o da "Dominus"). In Francia, "Ut" è ancora in uso.
  2. Re
  3. Mi
  4. Fa
  5. Sol
  6.  La

La settima nota, il Si, viene aggiunta in seguito, unendo le iniziali di "Sancte Iohannes".

Il tetragramma si evolve nel pentagramma (cinque linee) che usiamo oggi.

Prima di questo sistema, le note sono indicate con le lettere dell’alfabeto (A, B, C, D, E, F, G), un sistema ancora in uso nei paesi anglosassoni (dove la A corrisponde al La, la B al Si, la C al Do e così via).

 

Il metodo di Guido d’Arezzo, basato sulle sillabe dell’inno, rappresenta una vera rivoluzione che ha consentito una maggiore precisione nella notazione e nell’intonazione dei canti.

 

“LaFavolaBlu” ringrazia la “fonte autorevole” dei testi originali, riformulati in questa pagina:

 

I nomi delle note (Music Action): Un documento PDF

Come è nata la scrittura musicale (da docenti Unimc)

Guido d’Arezzo  (da artigianelli.org)